Critica alla Tremonti-Obama tax
Il Wall Street Journal boccia la proposta tremontiana del candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, di una “windfall profits tax”, cioè tassa sui profitti di congiuntura, sulle compagnie petrolifere. I margini del settore non sono molto eccitanti, se confrontati a quelli di altre filiere, e ci sono imprese che hanno ritorni assai più stellari. Il problema è che la definizione di utili eccessivi, su cui si basa la richiesta di una tassa eccezionale, è arbitraria: “Si tratta dei profitti realizzati da imprese che a qualche politico non piacciono – scrive il quotidiano di Wall Street – e un’imposta su di essi è solo una forma di esproprio politicamente motivato. Queste cose accadono in Venezuela, non in un paese libero”.

Il Wall Street Journal boccia la proposta tremontiana del candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, di una “windfall profits tax”, cioè tassa sui profitti di congiuntura, sulle compagnie petrolifere. I margini del settore non sono molto eccitanti, se confrontati a quelli di altre filiere, e ci sono imprese che hanno ritorni assai più stellari. Il problema è che la definizione di utili eccessivi, su cui si basa la richiesta di una tassa eccezionale, è arbitraria: “Si tratta dei profitti realizzati da imprese che a qualche politico non piacciono – scrive il quotidiano di Wall Street – e un’imposta su di essi è solo una forma di esproprio politicamente motivato. Queste cose accadono in Venezuela, non in un paese libero”. Se questo è vero in una nazione come gli Stati Uniti che produce una quota importante del greggio che consuma e nel quale quindi esistono davvero soggetti che lucrano sulle quotazioni del barile, è tanto più vero in Italia. Anche se Robin Hood non sembra essersene accorto: la tassa che porta il suo nome colpisce indistintamente tutto il business energetico. Obama è, insomma, un dilettante al confronto del ganzo Giulio Tremonti: il quale, però, non ha finora risposto in modo esauriente alle critiche che oggi il Wsj rivolge al senatore dell’Illinois, e che altri, tra cui un piccolo giornale d’opinione, hanno avanzato nei suoi confronti. Le perplessità aumentano alla luce della recente riduzione dei prezzi, dai livelli record di qualche settimana fa a quelli più accettabili di oggi. Resta da vedere se si tratti di un arretramento strutturale o di un fenomeno episodico, ma nel primo caso – accreditato da molti analisti – emergono due questioni: primo, il ministro dell’Economia ha ragione nel riconoscere un ruolo alla speculazione, ma sbaglia nel credere che essa lavori solo sul fronte rialzista e non anche su quello opposto. Secondo, è chiaro che prezzi troppo alti non sono sostenibili troppo a lungo: ecco, quindi, la correzione al ribasso. La Obama-Tremonti Tax non taglia gli extraprofitti, ma disincentiva la produzione nazionale, creando paradossalmente condizioni ancor più favorevoli alla speculazione, che può esistere solo a fronte di ruggini congiunturali. Il mercato globale del petrolio è un meccanismo complesso e, tutto sommato, funzionante: può servire un po’ di olio nel motore, ma non una sosta dal meccanico. Soprattutto se il meccanico vuole sostituirne parti essenziali con componenti contraffatte.